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Giugno 22, 2024Donne e CdA
La parità di genere e l'inclusione sono temi di crescente rilevanza nel mondo degli affari e della governance aziendale.
Negli ultimi anni, l'Italia e l'Europa hanno compiuto significativi progressi verso una maggiore rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione (CdA), riflettendo un cambiamento culturale e normativo in favore dell'uguaglianza di genere.
Parità di genere nei CdA: un quadro europeo
L'Europa è stata un pioniere nella promozione della parità di genere nei CdA attraverso politiche e legislazioni specifiche.
La direttiva europea del 2012, nota come "Women on Boards", ha rappresentato un punto di svolta, incoraggiando gli Stati membri ad adottare misure concrete per aumentare la presenza femminile nei consigli di amministrazione delle aziende quotate.
Grazie a questa spinta normativa, molti Paesi europei hanno implementato quote obbligatorie.
La Norvegia, ad esempio, è stata la prima a introdurre una quota del 40% di donne nei CdA delle aziende quotate già nel 2003, seguita da Francia, Germania e Spagna, che hanno adottato simili misure negli anni successivi.
L'Italia e la legge Golfo-Mosca
In Italia, la legge Golfo-Mosca del 2011 ha segnato una svolta storica. Questa legge richiede che almeno il 33% dei posti nei CdA delle aziende quotate in borsa sia riservato a donne.
L'effetto è stato immediato e tangibile: nel 2010, la presenza femminile nei CdA italiani era inferiore al 7%, mentre nel 2020 ha superato il 36%, ponendo l'Italia tra i Paesi europei più virtuosi in termini di parità di genere nei CdA.
In Italia le donne presiedono i consigli di amministrazione più spesso che negli altri Paesi europei (22%) e del resto del mondo (8%).
Sono i numeri emersi dall’ottava edizione di Women in the boardroom: A global perspective, studio di Deloitte condotto su oltre 18mila aziende in 50 Paesi, che indaga la rappresentanza delle donne nei cda.
Nel nostro Paese, inoltre, nel 2023 nei consigli di amministrazione quattro poltrone su dieci sono state occupate da una donna.
Una percentuale (40,4%) in netta crescita nell’ultimo decennio e che segna un significativo distacco rispetto alla media dei Paesi europei, fermi al 33,8%, ma anche rispetto alla media globale, dove la percentuale di quote rose nei board si ferma al 23,3%.
Analizzando la presenza di donne nelle 116 aziende del campione italiano, emerge che i settori che hanno raggiunto le più alte percentuali di donne nei cda sono Energy and Resources e Financial Services.
Inclusione e benefici della diversità di genere
L'inclusione di più donne nei CdA non è solo una questione di equità, ma apporta anche significativi benefici economici e gestionali.
Numerosi studi hanno dimostrato che la diversità di genere porta a una migliore governance aziendale, decisioni più equilibrate e performance finanziarie superiori. Le quote rosa non rappresentano solo un obbligo normativo, ma un'opportunità per valorizzare il talento e le competenze delle donne, spesso sottovalutate.
La meritocrazia rimane un principio fondamentale, e l'inclusione femminile nei CdA dimostra che il merito non ha genere. “Lo dicono i dati: più donne nei cda, migliori performance aziendali” titola così l’articolo di Adecco Group: In quest’ottica le conclusioni dell’ultimo Quaderno della finanza “Boardroom gender diversity and performance of listed companies in Italy”, pubblicato da Consob (Commissione Nazional per le Società e la Borsa), non possono passare inascoltate.
«La presenza delle donne nei cda aumenta la redditività delle aziende, ma serve una ragionevole ‘massa critica’ per avere risultati positivi, cioè almeno il 17-20% di quote rosa nel board», affermano i ricercatori dell’authority italiana.
Nuovi obblighi dalla Comunità Europea: sviluppi futuri per la parità di genere nei CdA
La Comunità Europea ha recentemente emanato nuovi obblighi per rafforzare la presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle aziende quotate. Una delle misure chiave è la direttiva che impone che almeno il 40% dei posti nei CdA non esecutivi sia riservato a donne entro il 2026.
Questa direttiva, approvata nel 2022, mira a consolidare e ampliare i progressi già compiuti in diversi Stati membri, promuovendo una maggiore equità di genere e inclusione.
Gli sviluppi futuri prevedono una continua armonizzazione delle normative a livello europeo, accompagnata da incentivi e sanzioni per assicurare il rispetto delle quote. Inoltre, sono in fase di elaborazione ulteriori iniziative volte a sostenere le donne in ruoli di leadership attraverso programmi di formazione, mentoring e politiche di conciliazione vita-lavoro.
Questi sforzi non solo contribuiranno a una maggiore rappresentanza femminile nei CdA, ma anche a un cambiamento culturale più ampio, promuovendo la diversità e l'inclusione come valori fondamentali per la crescita sostenibile e l'innovazione aziendale.
InTheBoardRoom: la parità per le donne entra nei CdA
Il 5 Giugno ho intrapreso "In the Boardroom" alla sede della Borsa Italiana di Milano, un percorso di formazione executive di 1 anno oggi arrivato alla sua 13° edizione, nato per valorizzare le donne nel mondo del lavoro, favorendo il loro ingresso con ruoli di responsabilità. Il progetto "InTheBoardroom" di Valore D rappresenta una svolta cruciale per la promozione della presenza di donne nei consigli di amministrazione.
Questa iniziativa, nata per sostenere la crescita professionale e la visibilità delle donne in ruoli di leadership, offre formazione, mentoring e networking di alto livello. "InTheBoardroom" non solo aiuta le donne a sviluppare competenze strategiche essenziali, ma anche a costruire una rete di contatti influente, fondamentale per accedere ai CdA.
Dopo una lunga selezione che ha coinvolto 998 candidature, sono state scelte 55 persone provenienti da realtà professionali diverse italiane e internazionali, di molteplici settori.
La presenza di donne nei consigli di amministrazione non è solo una questione di equità di genere, ma anche di miglioramento delle performance aziendali grazie alla diversità di pensiero e di esperienza. Progetti come "InTheBoardroom" sono quindi essenziali per creare un futuro più inclusivo e innovativo, dove il talento e il merito possano emergere indipendentemente dal genere.
Un passo importante per cambiare la cultura del nostro Paese che oggi occupa solo il 79° posto in quanto a parità di genere su 156 paesi. Le donne portano prospettive diverse, esperienze uniche e una leadership empatica e collaborativa che arricchiscono il processo decisionale aziendale. Il futuro dei CdA, quindi, non riguarda solo l'equità, ma anche la costruzione di aziende più resilienti, innovative e pronte ad affrontare le sfide globali.
È un momento storico per ispirare nuove generazioni di donne a perseguire con determinazione i loro obiettivi professionali, sapendo che il loro contributo è essenziale per il successo e la sostenibilità delle organizzazioni.
Valore D è la prima associazione di imprese in Italia che dal 2009 promuove l’equilibrio di genere e una cultura inclusiva nelle organizzazioni e nel Paese. Il suo è un network in continua crescita, dove confronto e condivisione hanno un ruolo chiave. La storia di Valore D ha inizio grazie alle manager di dodici aziende virtuose e al progetto comune di valorizzare le figure femminili ai vertici delle aziende.
Uno sguardo verso il futuro
La situazione delle donne nei CdA in Italia e in Europa è in continua evoluzione. Grazie a normative incisive e a una crescente consapevolezza dell'importanza della diversità di genere, stiamo assistendo a un cambiamento positivo verso una maggiore inclusione e parità.
Tuttavia, è essenziale mantenere alta l'attenzione e continuare a lavorare per rimuovere gli ostacoli che ancora impediscono alle donne di raggiungere i vertici aziendali.
Solo così potremo costruire una società più equa e prospera, dove il talento e le competenze di tutti possano essere valorizzati al massimo. In questo contesto, il ruolo delle istituzioni, delle aziende e della società civile è cruciale per sostenere e accelerare questo processo di trasformazione, ispirando nuove generazioni di donne a perseguire con determinazione e fiducia i loro obiettivi professionali.
Francesca Amadori è una professionista esperta nel settore della comunicazione per Imprese e Associazioni, offre consulenza e supporto alle aziende nell'implementazione di strategie di comunicazione e nella gestione delle collaborazioni con agenzie partner. La sua ampia esperienza sul campo e la solida e costante formazione le consentono di fornire soluzioni efficaci e mirate.
Oltre al suo ruolo di consulente di comunicazione, Francesca Amadori è anche docente di corsi di comunicazione e public speaking presso scuole superiori. Collaborando con esperti di formazione per gli adolescenti, si impegna a sviluppare le capacità comunicative dei ragazzi, preparandoli per il successo nelle sfide future.






