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- Doll Therapy: la comunicazione è possibile anche con persone affette da disturbi cognitivi?
- La Doll therapy per stimolare relazione e comunicazione
- Le origini del metodo Validation
- Empatia e fiducia per entrare in contatto con gli anziani disorientati.
- Dal metodo Validation alla nascita della doll therapy
- Benefici della doll therapy
- La formazione sulla doll therapy
- Indicatori di valutazione
- Vantaggi della doll therapy
- Conclusioni
Doll Therapy: la comunicazione è possibile anche con persone affette da disturbi cognitivi?
Spesso siamo portati a pensare che chi soffre di demenza senile non sia in grado di percepire il mondo attorno a lui a tal punto da non riuscire a creare alcun legame o a stabilire alcuna connessione o relazione con l’altro.
Eppure la comunicazione e le relazioni sono strettamente connesse anche in soggetti affetti da disturbi cognitivi e comportamentali.
Ne sono la prova alcune tecniche e terapie che attraverso l'esperienza creativa e sensoriale. stimolano il cervello, favoriscono l'espressione non verbale di emozioni, migliorano la memoria e creano nuove connessioni neurali.
Attività per esempio come la pittura o la musicoterapia possono aiutare a rallentare il peggioramento cognitivo, ridurre comportamenti disfunzionali e migliorare il benessere generale dei pazienti attraverso l'esperienza creativa e sensoriale.
La Doll therapy per stimolare relazione e comunicazione
Anche la doll therapy, terapia della bambola, oggi viene vista come una cura non farmacologica innovativa, dedicata a persone affette da problematiche quali demenze, disturbi psichiatrici, disturbi del comportamento.
La doll therapy ha le sue radici nella storia antica, quando le bambole venivano utilizzate come oggetti di conforto e di gioco per i bambini.
Tuttavia, è solo negli ultimi decenni che questa terapia è stata riconosciuta come un approccio terapeutico valido per adulti e anziani con diverse condizioni psicologiche e neurologiche.
La terapia della bambola è uno strumento che agisce sullo stato emotivo della persona, entrando in relazione con le sue emozioni.
E’ un tipo di terapia come il disegno o le forme artistiche in generale che aiutano a creare una connessione con l’individuo senza utilizzare schemi logici razionali.
La terapia della bambola riconosce che i sentimenti di una persona che soffre di disturbi cognitivi, comportamentali o affetta da demenza sono reali e autentici.
Questo tipo di approccio è alla base del metodo “Validation”, che vede negli stimoli uno strumento che permette alla persona di uscire da uno stato di immobilità, riducendo contemporaneamente lo stress.
Le origini del metodo Validation
Naomi Feil è l’ideatrice di metodo Validation.
Nasce a Monaco di Baviera, in Germania, nel 1932, cresce nella casa per anziani di Montefiore di Cleveland, nell’Ohio, dove suo padre era direttore e sua madre a capo del servizio sociale.
Laureata alla Columbia University dello Stato di New York non è soddisfatta degli approcci che comunemente vengono utilizzati nella relazione con i grandi anziani, in particolare con gli anziani con deterioramento cognitivo, che venivano isolati, o ignorati, perché troppo disturbanti e la relazione era considerata inutile, una perdita di tempo.
Il suo contatto continuo con quegli anziani intrappolati in un mondo parallelo, apparentemente distante ed incomprensibile, le darà l’opportunità di capire che a nulla serve trattenerli nella realtà, così come la concepiamo. Naomi Feil costruisce il metodo “Validation”, che deriva dal verbo “to validate” che significa legittimare, riconoscere che i sentimenti di una persona sono autentici.
Empatia e fiducia per entrare in contatto con gli anziani disorientati.
Per Naomi Feil negare i sentimenti significa negare legittimità all’individuo.
Quindi è facilmente comprensibile che Validation utilizza l’empatia e la fiducia per entrare in sintonia con la realtà interiore dei grandi anziani disorientati.
La fiducia è indispensabile, porta sicurezza, la sicurezza infonde forza, la forza genera autostima.
Questo binomio legittima le persone molto anziane e ripristina la loro dignità.
Al centro vi è il concetto di rispetto: la persona viene accolta, rispettata e si dà il giusto valore alle sue emozioni.
Il metodo Validation mette in secondo piano l’aspetto clinico dell’anziano, e si concentra sulla relazione, non si regola sui contenuti cognitivi, ma utilizza la comunicazione verbale e non verbale per sostenere i problemi relazionali.
Ciò che genera una persona disorientata in stato di delirio raramente è chiaro e comprensibile, ma per la persona è impossibile agire diversamente.
E’ perciò necessario accogliere il suo stato, riconoscere le emozioni negative e disporsi in atteggiamento di aiuto.
Dal metodo Validation alla nascita della doll therapy
Su questi presupposti nascerà poi la doll therapy alla fine degli anni '90 in Svezia, su iniziativa della psicoterapeuta Britt Marie Egedius Jakobsson, per aiutare suo figlio autistico.
L'approccio si è poi diffuso, specialmente in Italia grazie al dottor Ivo Cilesi, responsabile del servizio terapie non farmacologiche e riabilitazione cognitiva area Alzheimer della Fondazione Maria Ausiliatrice di Bergamo, diventando una terapia non farmacologica per persone affette da demenza e Alzheimer, ma anche da altri problemi cognitivi e comportamentali.
La terapia si basa sul legame che il paziente instaura con la bambola, risvegliando bisogni primari di accudimento, riducendo ansia, aggressività e isolamento, e migliorando l'umore e la comunicazione.
Benefici della doll therapy
La doll therapy può riscontrare diversi benefici per le persone che la praticano.
La terapia della bambola è un intervento finalizzato al miglioramento della qualità di vita della persona e alla promozione di un ambiente sicuro sia per l’anziano con demenza, che per le persone a lui vicine.
La cura della bambola favorisce la diminuzione dei disturbi del comportamento, dello stato depressivo e dell’apatia nella persona anziana.
In particolare si rileva:
- Riduzione dello stress e dell'ansia
- Miglioramento dell'umore e del benessere emotivo
- Aumento della fiducia in sè stessi e della autostima
- Miglioramento delle relazioni interpersonali
- Sviluppo di abilità sociali e comunicative
La formazione sulla doll therapy
Tuttavia è bene sottolineare che la doll therapy richiede una formazione specifica sugli operatori affinché siano in grado di introdurre questa terapia all’interno del proprio ambiente di lavoro e di formare la propria equipe.
La somministrazione della bambola inizialmente viene diretta da un esperto che guida il percorso riabilitativo.
Importanti sono il rispetto dei tempi e le modalità di somministrazione, inserendo quindi alcuni indicatori per evidenziare l’efficacia dell’intervento.
La metodologia della doll therapy può variare a seconda delle esigenze e dei bisogni delle persone coinvolte.
Alcuni degli approcci più comuni includono:
- Gioco libero con le bambole
- Creazione di storie e narrazioni con le bambole
- Utilizzo delle bambole per esprimere emozioni e sentimenti
- Creazione di diorami o scene con le bambole
Indicatori di valutazione
E’ fondamentale individuare fattori che rilevano il percorso di tipo terapeutico e costituiscano degli indicatori di performance.
Un esempio può essere la riduzione del numero di passi giornalieri di una persona affetta da wondering o la riduzione del disturbo comportamentale o la riduzione dei farmaci somministrati.
NPI per esempio, è la più diffusa scala di valutazione dei disturbi non cognitivi associati alla demenza.
Vengono valutati indicatori quali: gravità, frequenza, e compilata una scheda di osservazione giornaliera con alcuni indicatori (es. accetta la terapia, interagisce, dialoga, la abbandona o la rifiuta).
Vantaggi della doll therapy
Si rileva che la doll therapy può avere diversi vantaggi come cura non farmacologica, tra cui:
- Riduzione dell'uso di farmaci
- Miglioramento della qualità della vita
- Aumento dell'autonomia e dell'indipendenza
- Miglioramento delle relazioni interpersonali
Conclusioni
La doll therapy è un approccio terapeutico innovativo che può avere diversi benefici per le persone che la praticano.
Utilizzando le bambole come strumento, le persone affette da demenze cognitive possono esprimere e gestire le loro emozioni in modo sano e costruttivo.
Con la formazione e la supervisione adeguate, la doll therapy può essere un valido aiuto per la persona oltre alle pratiche terapeutiche esistenti.
In futuro sarà sempre più importante sostenere ricerche e studi su questo tipo di approccio per comprenderne meglio i suoi benefici, studiarne i limiti e promuovere nuove modalità di applicazione.
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Francesca Amadori è una professionista esperta nel settore della comunicazione per Imprese e Associazioni, offre consulenza e supporto alle aziende nell'implementazione di strategie di comunicazione e nella gestione delle collaborazioni con agenzie partner. La sua ampia esperienza sul campo e la solida e costante formazione le consentono di fornire soluzioni efficaci e mirate.
Oltre al suo ruolo di consulente di comunicazione, Francesca Amadori è anche docente di corsi di comunicazione e public speaking presso scuole superiori. Collaborando con esperti di formazione per gli adolescenti, si impegna a sviluppare le capacità comunicative dei ragazzi, preparandoli per il successo nelle sfide future.






