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Abbracciare la diversità per combattere il razzismo
Novembre 8, 2023Solo dal 1991 il Sud Africa ha dato fine all'apartheid e creato poi la sua Costituzione nel 1997.
Sono 7 i pilastri della costituzione Sud Africana: Diversity - Respect - Conciliation - Freedom -Equality - Responsabilità - Democracy.
Entrare nel museo dell’Apartheid di Johannesburg è come fare un viaggio nella storia dei diritti dell’uomo.
Impressionante che solo dal 1991 il Sud Africa abbia dato fine all’apartheid e creato la sua Costituzione.
I giorni più bui e tristi del turbolento passato del Sudafrica sono rievocati in questo interessante museo, al quale si accede passando dai cancelli separati per bianchi e non bianchi, che sono assegnati casualmente sul biglietto d’ingresso.
In tutto il percorso del museo si sente la presenza di Nelson Mandela, l’uomo che ha ispirato un Paese alla conquista della libertà, a costo della propria vita e di una detenzione in carcere durata 27 anni.
Democrazia, uguaglianza, riconciliazione, diversità, responsabilità, rispetto e libertà: sono le parole che si trovano sulle maestose colonne dell'apartheid Museum a Johannesburg: si tratta dei sette pilastri su cui si basa la nuova costituzione della nazione arcobaleno, che segue la fine dell'apartheid nel 1996.
“ L’uomo coraggioso non è colui che non prova paura, ma colui che riesce a superarla” - Nelson Mandela
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Non si tratta di un semplice museo espositivo, ma di un luogo in cui sperimentare in prima persona la terribile politica portata avanti dal governo razzista. E’ un posto che lascia senza fiato, sala dopo sala si percepisce quello che ha rappresentato l’apartheid del Sud Africa documentato da fotografie storiche che rimangono impresse nella memoria.
In alcune sale entri dentro all’esperienza; almeno 131 oppositori politici furono uccisi su autorizzazione del governo e i capi che pendono dal soffitto in una delle sale espositive commemorano proprio queste vittime: è una vista scioccante che purtroppo rappresenta la realtà dei fatti. All'interno del museo in molte sale sono esposte fotografie che documentano la vita durante l’apartheid. Si percepisce tutta la lotta e la resistenza umana contro l’ingiustizia; le mostre di questo emozionante museo ricordano l'apartheid del National party del 1948 che permise che 20 milioni di non bianchi diventassero cittadini di seconda classe.
La segregazione razziale inizia con i boeri che definirono i tipi di lavoro per i neri e per i bianchi e praticarono il confinamento spaziale. Così facendo posero le basi di una vera e propria apartheid che significa “vivere a parte” in lingua afrikaans. Incomincia così un periodo di indottrinamento su tutta la popolazione verso il razzismo, a partire dalla educazione scolastica.
Papi Kane nel libro “Nelson Mandela - una luce per tutti” racconta come erano gli stessi insegnanti ad essere convincenti verso l'educazione al razzismo. “Per giustificare l’apartheid, la nostra separazione dei neri dalle altre razze, c'era una frase frequentemente ripetuta: un merlo non si accoppia con una farfalla, un'oca non si accoppia con un’anatra, una vacca non si accoppia con un caprone e questa - dicevano - è la legge di natura, è la legge di Dio. E’ per questo che i bianchi devono accompagnarsi solo con i bianchi”. Per giustificare ulteriormente l'esistenza dell'apartheid gli insegnanti aggiungevano che l'unico modo possibile per arginare il comunismo era la discriminazione razziale. Senza di essa sarebbe stato il caos.

Il museo è una fotografia e forte testimonianza di quello che ha rappresentato l'apartheid per il Sudafrica. Nel 1948 il National party viene eletto con la promessa di limitare severamente i diritti dei neri: inizia la loro politica di apartheid.
Uno dei fatti più pesanti della storia viene documentato all'interno del museo: nel 1960, 69 persone vengono uccise dalla polizia nel massacro di Sharpeville, durante la rivolta contro l'uso dei libretti per i cittadini neri.
Tutto il mondo si opporrà a questo sistema: nel 1974 il Sudafrica viene espulso dalle Nazioni Unite e al Paese non sarà stato consentito di rientrarvi fino alla fine dell'apartheid.
Nelson Mandela è stato il leader del movimento contro l’apartheid, riuscendo a esortare il suo popolo a credere nelle proprie capacità, e ispirando la fiducia nei suoi numerosi sostenitori, sia neri che bianchi. Dalla sua cella fu in grado di guidare le trattative che avrebbero reso il il Sudafrica nuovamente un Paese libero e che, dopo 27 anni di prigionia, gli avrebbero restituito la libertà.
Nel museo viene esposta anche una delle immagini più rappresentative della fine dell’apartheid: le prime elezioni democratiche e la fila nelle Township delle persone di colore che per la prima volta hanno accesso al voto.
Viene dedicato un ampio spazio anche al periodo successivo, in cui Mandela divenne il primo Presidente di colore a capo della nuova nazione arcobaleno.
Per approfondire:
https://www.apartheidmuseum.org/
Francesca Amadori è una professionista esperta nel settore della comunicazione per Imprese e Associazioni, offre consulenza e supporto alle aziende nell'implementazione di strategie di comunicazione e nella gestione delle collaborazioni con agenzie partner. La sua ampia esperienza sul campo e la solida e costante formazione le consentono di fornire soluzioni efficaci e mirate.
Oltre al suo ruolo di consulente di comunicazione, Francesca Amadori è anche docente di corsi di comunicazione e public speaking presso scuole superiori. Collaborando con esperti di formazione per gli adolescenti, si impegna a sviluppare le capacità comunicative dei ragazzi, preparandoli per il successo nelle sfide future.



